Quanti contributi si pagano al mese con partita IVA?

Due persone si interrogano su quanti contributi si pagano al mese per la partita IVA forfettaria.

Scritto da

Marzio Bernardi

Pubblicato il

15 giu 2026

Indice

Aprire una partita IVA o iniziare un’attività autonoma porta subito a una domanda concreta: quanti contributi si pagano al mese e quanto denaro bisogna davvero accantonare. La risposta cambia in base alla gestione previdenziale, al reddito imponibile e al tipo di attività. Qui chiarisco le cifre del 2026, le differenze tra artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori dipendenti e le scadenze da non confondere con IVA e IRPEF.

La cifra mensile dipende dal lavoro svolto e dal reddito

  • Artigiani con contributi minimi 2026 pari a circa 376,78 euro al mese.
  • Commercianti con un minimo di circa 384,31 euro mensili.
  • Professionisti in Gestione Separata soggetti, in genere, a un’aliquota del 26,07% sul reddito imponibile.
  • Lavoratori dipendenti con una quota normalmente trattenuta in busta paga, spesso pari al 9,19% della retribuzione lorda.
  • Pagamenti reali spesso effettuati tramite rate F24, non con un addebito mensile automatico.

La cifra mensile dipende dalla gestione previdenziale

Non esiste un importo uguale per tutti. Prima di fare qualsiasi calcolo bisogna capire se si è iscritti alla Gestione artigiani e commercianti, alla Gestione Separata INPS, a una cassa professionale oppure se si lavora come dipendenti.

Categoria Come si calcolano i contributi Riferimento mensile 2026
Artigiani Quota minima fissa più percentuale sul reddito oltre il minimale 376,78 euro minimi medi
Commercianti Quota minima fissa più percentuale sul reddito oltre il minimale 384,31 euro minimi medi
Professionisti senza altra previdenza 26,07% del reddito imponibile Dipende dal reddito
Lavoratori dipendenti Quota trattenuta sulla retribuzione lorda Di solito circa il 9,19% a carico del lavoratore

Questi importi sono una media utile per organizzare il budget, ma non indicano necessariamente quanto verrà addebitato ogni mese. Per esempio, artigiani e commercianti versano normalmente in quattro rate annuali, mentre i professionisti seguono spesso le scadenze di saldo e acconto collegate alla dichiarazione dei redditi.

Artigiani e commercianti pagano un fisso anche con pochi ricavi

Nel 2026 il reddito minimale di riferimento è pari a 18.808 euro annui. Anche se il reddito effettivo è più basso, chi è iscritto alla gestione artigiani o commercianti deve normalmente versare la contribuzione minima.

Gestione Contributo annuo minimo Media mensile Aliquota ordinaria
Artigiani 4.521,36 euro 376,78 euro 24%
Commercianti 4.611,64 euro 384,31 euro 24,48%

La differenza per i commercianti dipende dal contributo aggiuntivo dello 0,48% destinato all’indennizzo per la cessazione dell’attività. In entrambi i casi è compreso anche il contributo per la maternità di 0,62 euro al mese.

Il pagamento del minimale 2026 è previsto in quattro rate, con scadenze ordinarie il 18 maggio 2026, 20 agosto 2026, 16 novembre 2026 e 16 febbraio 2027. Se il reddito d’impresa supera 18.808 euro, sulla parte eccedente si applica la percentuale prevista, fino ai limiti stabiliti dalla normativa.

Per la parte di reddito fino a 56.224 euro restano le aliquote del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti. Sopra questa soglia l’aliquota aumenta di un punto percentuale. Secondo l’INPS, gli over 65 già pensionati presso le gestioni dell’Istituto possono continuare a beneficiare della riduzione del 50%, ma l’agevolazione non va considerata automatica senza aver verificato i requisiti.

I professionisti pagano una percentuale sul reddito imponibile

Per un professionista senza altra previdenza obbligatoria e non pensionato, la Gestione Separata prevede nel 2026 un’aliquota complessiva del 26,07%. La base di calcolo è il reddito imponibile dichiarato, non semplicemente il totale delle fatture emesse.

Reddito imponibile annuo Contributi al 26,07% Media mensile da accantonare
20.000 euro 5.214 euro circa 434,50 euro circa
30.000 euro 7.821 euro circa 651,75 euro circa
40.000 euro 10.428 euro circa 869 euro circa

Nel regime forfettario il calcolo non parte necessariamente dai ricavi lordi, ma dal reddito determinato applicando il coefficiente di redditività. Questo è uno dei punti che genera più confusione: due professionisti con lo stesso fatturato possono pagare contributi diversi se hanno codici attività o regimi fiscali differenti.

Per chi è già pensionato o dispone di un’altra forma di previdenza obbligatoria, l’aliquota della Gestione Separata è normalmente pari al 24%. Non esiste, in linea generale, un contributo minimo fisso come quello previsto per artigiani e commercianti, quindi con un reddito imponibile basso anche il versamento percentuale diminuisce.

Per i dipendenti la quota compare direttamente in busta paga

Il lavoratore dipendente non versa di norma un importo separato ogni mese. Il datore di lavoro calcola i contributi sulla retribuzione imponibile e trattiene dalla busta paga la quota a carico del lavoratore, mentre versa anche la propria parte all’INPS.

Nella generalità dei rapporti non agricoli, la quota previdenziale ordinaria a carico del dipendente è spesso del 9,19%. Con una retribuzione lorda di 1.500 euro, la trattenuta contributiva ordinaria sarebbe quindi di circa 137,85 euro; con 2.500 euro lordi arriverebbe a circa 229,75 euro, prima di considerare imposte, esoneri e altre voci.

Il dato può cambiare in base a settore, contratto, qualifica e agevolazioni. Nel 2026, sulle retribuzioni annue oltre 56.224 euro può inoltre applicarsi un’aliquota aggiuntiva dell’1% sulla parte eccedente, secondo le regole previste per i lavoratori dipendenti.

Come organizzare il budget e non confondere le scadenze

Io suggerisco di ragionare sempre su un importo mensile, anche quando il pagamento effettivo avviene a rate. Il metodo più semplice consiste nel dividere il costo contributivo annuo per dodici e trasferire quella somma in un conto separato appena si incassa una fattura.

  1. Individua la gestione previdenziale corretta.
  2. Calcola il reddito imponibile previsto, senza confonderlo con il fatturato.
  3. Applica l’aliquota o il contributo minimo previsto.
  4. Aggiungi un margine per saldo, acconti e possibili variazioni del reddito.
  5. Controlla importi e scadenze nel Cassetto previdenziale INPS o con il commercialista.

L’errore più comune è considerare il contributo come una spesa mensile fissa per ogni partita IVA. Per un professionista in Gestione Separata il costo segue il reddito; per un commerciante, invece, può esserci un obbligo minimo anche durante un anno debole. Un altro errore frequente è accantonare solo l’IVA, dimenticando che contributi, IRPEF e addizionali hanno calcoli e scadenze differenti.

La somma da accantonare cambia insieme al tuo reddito

In pratica, nel 2026 un artigiano dovrebbe mettere in conto almeno 376,78 euro al mese, mentre un commerciante almeno 384,31 euro. Un professionista senza altra copertura previdenziale deve invece accantonare circa il 26,07% del reddito imponibile, e un dipendente vede la propria quota direttamente nella busta paga.

La cifra più prudente non è quella calcolata sul mese migliore, ma quella sostenibile anche quando gli incassi rallentano. Separare ogni mese il denaro destinato alla previdenza aiuta a evitare che una rata F24 arrivi come una sorpresa e rende più semplice decidere prezzi, compensi e obiettivi di lavoro.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Nel 2026 un artigiano deve considerare un contributo minimo annuo di 4.521,36 euro, pari a circa 376,78 euro al mese. Il pagamento avviene normalmente in quattro rate F24, con eventuali contributi aggiuntivi sul reddito oltre 18.808 euro.

Per i commercianti il contributo minimo annuo è di 4.611,64 euro, cioè circa 384,31 euro al mese. L’importo include l’aliquota ordinaria del 24,48%, più alta di quella degli artigiani per il contributo aggiuntivo dello 0,48% destinato all’indennizzo per la cessazione dell’attività.

Un professionista senza altra previdenza obbligatoria e non pensionato applica in genere il 26,07% al reddito imponibile, non al totale delle fatture. Su 20.000 euro il contributo è di circa 5.214 euro annui, mentre su 30.000 euro arriva a circa 7.821 euro. Per pensionati o soggetti già coperti da altra previdenza l’aliquota è normalmente del 24%.

Non sempre. Artigiani e commercianti versano di norma il minimale in quattro rate annuali, mentre i professionisti seguono spesso le scadenze di saldo e acconto collegate alla dichiarazione dei redditi. Per evitare sorprese, è utile dividere il costo annuo per dodici e accantonare ogni mese la somma su un conto separato.

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Tag:

partita iva contributi inps artigiani gestione separata

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Marzio Bernardi

Marzio Bernardi

Mi chiamo Marzio Bernardi e da 4 anni mi dedico a esplorare e condividere contenuti su carriera, sviluppo personale e benessere per i lavoratori autonomi su jobinprogress.it. Ho iniziato questo percorso perché credo profondamente nell'importanza di fornire strumenti pratici e informazioni chiare a chi sceglie la strada dell'indipendenza professionale, un percorso che ho vissuto in prima persona e che presenta sfide uniche. Il mio obiettivo è semplificare argomenti complessi, analizzando le tendenze attuali e organizzando le conoscenze in modo accessibile, per offrire sempre contenuti utili, accurati e aggiornati.

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Commenti

2
GI

Giovanna

uffa che casino sempre con queste partite iva... non è mai chiaro quanto si deve mettere da parte ogni mese per i contributi e poi magari ti arriva la batosta che non ti aspettavi 😫 questo articolo mi ha chiarito un po' le idee però perché a volte sembra che ti dicano una cosa e poi ne salta fuori un'altra... io ho aperto da poco e sto ancora cercando di capire bene come funziona tutto il meccanismo tra inps e tasse e tutto il resto, è un vero labirinto! spero di non fare errori grossolani perché poi sono guai 😅 grazie per le info, mi salvo l'articolo così lo rileggo con calma quando ho un attimo! 👍

GO

GourmetItaliana

Ah, l'eterna domanda! Sembra che ogni volta che si parla di partita IVA, la prima cosa che viene in mente è "quanto mi costa?". È un po' come chiedere a un prestigiatore il suo trucco, si sa che c'è qualcosa dietro ma non si capisce mai bene cosa! 😆 Comunque, articolo molto utile per fare un po' di chiarezza in questo labirinto di numeri e percentuali.

Marzio Bernardi
Marzio BernardiAutore

Grazie mille! Sono contento che sia stato utile. 😊