Codice EORI e partita IVA - differenze e formato corretto

Il codice EORI è la partita IVA per le spedizioni internazionali. Scopri cos'è e come ottenerlo.

Scritto da

Ludovico Morelli

Pubblicato il

1 ago 2026

Indice

Quando un’attività italiana inizia a importare o esportare, la prima confusione riguarda quasi sempre i numeri da comunicare a corriere, spedizioniere e dogana. Il dubbio “il codice EORI è la partita IVA?” nasce da una ragione concreta: in Italia, nella maggior parte dei casi, l’EORI si costruisce proprio a partire dalla partita IVA. Qui chiarisco la differenza, il formato corretto, quando serve e come evitare errori nelle operazioni con Paesi extra UE.

La differenza tra EORI e partita IVA si vede soprattutto in dogana

  • Partita IVA identifica l’attività ai fini fiscali e IVA.
  • Il codice EORI identifica l’operatore economico nelle procedure doganali dell’Unione europea.
  • Per un soggetto italiano con partita IVA attiva, l’EORI è normalmente formato da IT + 11 cifre della partita IVA.
  • L’EORI serve per importazioni, esportazioni e transiti, non per ogni fattura o acquisto intracomunitario.
  • Prima di spedire, conviene verificare che il codice sia valido e associato ai dati corretti.

Il codice EORI è la partita IVA per le spedizioni internazionali. Scopri cos'è e come ottenerlo.

Il codice EORI non è la partita IVA, anche se spesso coincide

La partita IVA è il numero fiscale assegnato dall’Agenzia delle Entrate a imprese, professionisti e altri soggetti che svolgono attività rilevanti ai fini IVA. Serve per fatturare, gestire gli adempimenti fiscali e identificare l’attività nei rapporti commerciali.

Il codice EORI, acronimo di Economic Operators Registration and Identification, ha invece una funzione doganale. La Commissione europea lo considera l’identificativo necessario per gli operatori che presentano dichiarazioni o svolgono formalità doganali nel territorio dell’Unione.

Per questo i due codici non sono la stessa cosa dal punto di vista giuridico. Tuttavia, per un’impresa italiana titolare di una partita IVA attiva, l’EORI è normalmente composto dalla sigla IT seguita dalla partita IVA. Un esempio puramente illustrativo è IT12345678901.

La distinzione diventa importante quando un modulo chiede espressamente l’EORI. In quel campo non bisogna inserire automaticamente la partita IVA senza il prefisso nazionale, soprattutto se il documento o il sistema doganale richiede il formato completo.

Come si forma l’EORI di un’impresa italiana

Nel caso ordinario di una società, di una ditta individuale o di un professionista con partita IVA italiana attiva, il codice segue una struttura semplice:

Soggetto Struttura normalmente utilizzata Funzione principale
Impresa italiana con partita IVA IT + partita IVA Operazioni doganali dell’impresa
Professionista con partita IVA IT + partita IVA Operazioni doganali effettuate nell’attività
Soggetto senza partita IVA IT + identificativo fiscale previsto Identificazione doganale quando richiesta
Operatore stabilito fuori dall’UE Codice assegnato da uno Stato membro competente Prima operazione doganale nell’Unione

La regola pratica è quindi facile da ricordare, ma non va applicata in modo meccanico a ogni situazione. Il codice deve corrispondere al soggetto che opera in dogana, non necessariamente alla persona che materialmente consegna il pacco o presenta la pratica per conto dell’impresa.

Un errore frequente riguarda lo spedizioniere. Se il corriere agisce come rappresentante, può utilizzare il proprio identificativo per alcuni adempimenti, ma la dichiarazione deve comunque riportare correttamente l’operatore interessato e il tipo di rappresentanza. Quando i dati non coincidono, possono nascere problemi con lo sdoganamento o con la documentazione contabile.

Quando serve davvero il codice EORI

L’EORI è richiesto soprattutto quando l’operatore partecipa a una procedura doganale. Rientrano in questo scenario le importazioni da Paesi extra UE, le esportazioni verso Paesi non appartenenti all’Unione e i transiti doganali.

Per esempio, una partita IVA italiana che acquista merce da un fornitore in Cina e la fa arrivare in Italia può dover comunicare il proprio EORI allo spedizioniere. Lo stesso vale per un laboratorio che vende prodotti negli Stati Uniti o nel Regno Unito, dove la spedizione richiede formalità doganali.

  • Importazione di merci da Paesi extra UE.
  • Esportazione di prodotti dall’Italia verso Paesi extra UE.
  • Transito di merci attraverso il territorio doganale dell’Unione.
  • Presentazione di dichiarazioni doganali o dichiarazioni sommarie.
  • Attività svolte come vettore, rappresentante o altro operatore coinvolto nella procedura.

Non serve invece confondere l’EORI con il numero VIES. Il VIES riguarda l’abilitazione e la verifica degli operatori per gli scambi intracomunitari ai fini IVA, mentre l’EORI riguarda l’identificazione doganale. Una vendita a un cliente francese, per esempio, può richiedere il controllo VIES senza comportare una procedura doganale, perché Francia e Italia appartengono entrambe all’UE.

La Brexit ha reso questa differenza ancora più evidente. Una spedizione commerciale verso il Regno Unito può richiedere l’EORI anche se il cliente si trova in Europa dal punto di vista geografico, perché il Regno Unito non fa parte del territorio doganale dell’Unione.

Come ottenere e verificare l’EORI

In Italia l’attribuzione è gestita dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Per chi ha già effettuato operazioni doganali, l’identificazione può risultare registrata in occasione della prima operazione. Se si prevede una spedizione imminente, io consiglio comunque di controllare la posizione prima che la merce parta.

Leggi anche: Modelli di leadership - come scegliere lo stile giusto

La procedura pratica

  1. Verificare che la partita IVA e i dati dell’impresa siano corretti e attivi.
  2. Controllare se esiste già un EORI associato all’operatore.
  3. Se il codice non risulta disponibile, presentare la richiesta all’ufficio doganale competente secondo la procedura prevista.
  4. Comunicare il codice al corriere o allo spedizioniere insieme a denominazione, indirizzo e dati fiscali.
  5. Verificare che la dichiarazione doganale sia intestata al soggetto corretto.

Il numero EORI non ha una scadenza ordinaria come un documento temporaneo, ma può essere invalidato se l’attività cessa o su richiesta. La Commissione europea mette a disposizione un sistema per verificare la validità del numero e, in alcuni casi, i dati collegati.

L’attribuzione istituzionale non è una tassa sulla partita IVA. Se ci si affida a un commercialista, a un doganalista o a uno spedizioniere, può esserci un costo professionale separato. Prima di pagare un servizio, controllerei sempre se il codice è già stato assegnato automaticamente.

Gli errori che bloccano più spesso le spedizioni

Il problema non è quasi mai la complessità del codice, ma la comunicazione imprecisa dei dati. Una cifra sbagliata, un prefisso omesso o una denominazione diversa da quella registrata può costringere il corriere a sospendere la pratica.

  • Inserire solo le 11 cifre quando il modulo richiede il formato EORI completo con “IT”.
  • Usare la partita IVA del titolare invece di quella della società che importa o esporta.
  • Confondere EORI, VIES e codice fiscale come se fossero intercambiabili.
  • Indicare un indirizzo o una ragione sociale non aggiornati.
  • Lasciare che il corriere sdogani la merce a proprio nome senza verificare chi risulta importatore.
  • Richiedere il codice quando la merce è già arrivata alla dogana, riducendo i margini per correggere gli errori.

Quest’ultimo punto ha anche conseguenze contabili. Se l’impresa vuole registrare correttamente l’importazione e gestire l’IVA assolta in dogana, la documentazione deve riferirsi al soggetto che ha effettuato l’acquisto e l’importazione. Non basta aver pagato il trasporto o il dazio.

Per le prime operazioni, soprattutto quando si importa merce destinata alla rivendita, suggerisco di chiedere allo spedizioniere una conferma scritta dei dati utilizzati nella dichiarazione. Pochi minuti di controllo possono evitare ritardi, costi di giacenza e documenti difficili da correggere dopo lo sdoganamento.

La regola pratica per chi lavora con l’estero

Se hai una partita IVA italiana e devi effettuare una vera operazione doganale, parti da questa regola: l’EORI sarà normalmente IT seguito dalla tua partita IVA, ma devi assicurarti che il codice sia registrato e valido per il soggetto corretto.

Per gli scambi con altri Paesi UE, controlla invece soprattutto la posizione VIES e gli obblighi IVA della specifica operazione. Per gli scambi extra UE, prepara in anticipo EORI, fattura commerciale, descrizione precisa delle merci, valore, origine e codice doganale quando necessario.

Il numero in sé è semplice. La parte che richiede più attenzione è capire chi importa, chi esporta e chi presenta la dichiarazione. È questa verifica, più della somiglianza tra EORI e partita IVA, a determinare se la spedizione procede senza intoppi.

In breve, la partita IVA identifica la tua attività sul piano fiscale, mentre il codice EORI la identifica davanti alla dogana. Quando coincidono nella forma, non diventano lo stesso documento: sono due identificativi con funzioni diverse, da usare nel campo giusto e nella procedura giusta.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Non sono lo stesso identificativo: la partita IVA ha funzione fiscale, mentre l’EORI identifica l’operatore nelle procedure doganali UE. Nel caso ordinario, l’EORI è formato da IT seguito dalle 11 cifre della partita IVA, per esempio IT12345678901.

Serve soprattutto per importazioni da Paesi extra UE, esportazioni verso Paesi non UE, transiti e presentazione di dichiarazioni doganali o sommarie. Una spedizione verso il Regno Unito può richiederlo perché il Paese non appartiene al territorio doganale dell’Unione.

L’attribuzione è gestita dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e il codice può risultare registrato in occasione della prima operazione doganale. Prima della spedizione è opportuno verificare che esista, sia valido e corrisponda a partita IVA, denominazione e indirizzo dell’operatore corretto.

Il VIES riguarda l’abilitazione e la verifica degli operatori per gli scambi intracomunitari ai fini IVA. L’EORI riguarda invece l’identificazione doganale, necessaria quando la merce attraversa procedure di importazione, esportazione o transito.

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Ludovico Morelli

Ludovico Morelli

Mi chiamo Ludovico Morelli e da 11 anni mi dedico a esplorare e condividere percorsi di carriera, sviluppo personale e benessere per chi sceglie la strada del lavoro autonomo. La mia esperienza nasce dal desiderio di rendere più chiari e accessibili i temi legati alla crescita professionale e alla gestione della vita lavorativa, soprattutto per i freelance e i professionisti indipendenti. Mi impegno a raccogliere informazioni da fonti attendibili, a confrontare dati e a semplificare concetti complessi, con l'obiettivo di offrire contenuti utili, accurati e sempre aggiornati, che possano realmente fare la differenza nel quotidiano di chi legge.

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