La scelta del codice ATECO è uno dei primi passaggi per chi vuole lavorare come consulente informatico con partita IVA, ma non basta individuare il numero più vicino alla propria professione. Occorre distinguere tra consulenza, programmazione, gestione dei sistemi e assistenza tecnica, perché da questa classificazione dipendono adempimenti, previdenza e regime fiscale.
Il codice corretto dipende da ciò che fai davvero
- 62.20.10 è il codice ATECO 2025 per l’attività di consulenza informatica.
- Chi sviluppa software può rientrare in 62.10.00, mentre la gestione continuativa delle infrastrutture richiama il 62.20.20.
- Il regime forfetario prevede, in linea generale, una soglia di 85.000 euro di ricavi o compensi.
- Per il professionista senza altra previdenza obbligatoria, la Gestione Separata INPS applica nel 2026 un’aliquota complessiva del 26,07%.
- Il codice ATECO non decide da solo se devi iscriverti alla Camera di Commercio o alla Gestione Artigiani e Commercianti.

Il codice ATECO più adatto alla consulenza informatica
Per chi offre analisi, progettazione, orientamento tecnologico e supporto decisionale alle aziende, il riferimento della classificazione ATECO 2025 è normalmente 62.20.10, Attività di consulenza informatica. È il codice che meglio descrive il lavoro di chi aiuta un cliente a scegliere software, architetture, sistemi cloud o soluzioni hardware senza vendere necessariamente un prodotto proprio.
La classificazione ATECO 2025 è operativa dal 1° aprile 2025. L’ISTAT ha chiarito che l’aggiornamento 2026 non ha cambiato la struttura principale dei codici, ma ha aggiornato i raccordi con la precedente ATECO 2022. Chi aveva il vecchio codice 62.02.00 dovrebbe quindi controllare come è stata riclassificata la propria posizione, invece di modificare autonomamente l’attività.
Il punto decisivo è questo: il codice deve rappresentare l’attività prevalente e reale, non il titolo con cui ti presenti sul sito. Un “IT consultant” che passa quasi tutto il tempo a scrivere codice potrebbe avere un inquadramento diverso da chi svolge audit, analisi dei requisiti e supervisione dei progetti.
Consulenza, sviluppo e gestione richiedono distinzioni precise
Le attività informatiche si sovrappongono spesso, soprattutto quando si lavora da freelance. Io partirei sempre dalle prestazioni indicate nei preventivi e nelle fatture, perché sono più significative del nome commerciale usato per descrivere il servizio.
| Attività prevalente | Codice ATECO 2025 da valutare | Quando può essere appropriato |
|---|---|---|
| Consulenza informatica | 62.20.10 | Analisi, progettazione, scelta di tecnologie, requisiti software e consulenza IT. |
| Programmazione informatica | 62.10.00 | Sviluppo, modifica, test e manutenzione di applicazioni o software per clienti. |
| Gestione di strutture informatiche | 62.20.20 | Amministrazione continuativa di sistemi, reti, infrastrutture e servizi IT. |
| Configurazione di PC | 62.90.01 | Installazione e configurazione di personal computer come attività specifica. |
| Altri servizi informatici | 62.90.09 | Servizi connessi all’informatica che non trovano una collocazione più precisa. |
Un esempio concreto aiuta. Se una persona vende soprattutto ore di sviluppo backend e consegna applicazioni funzionanti, la programmazione è probabilmente il cuore dell’attività. Se invece analizza i processi del cliente, definisce la soluzione e coordina fornitori e sviluppatori, la consulenza informatica descrive meglio il lavoro.
È possibile avere più codici ATECO quando si svolgono attività diverse, indicando un codice primario e altri secondari. Non conviene però aggiungere codici “per sicurezza” senza un’attività effettivamente svolta: una classificazione troppo ampia può creare incoerenze tra fatture, contratti e dichiarazioni.
Partita IVA e regime forfetario per il consulente IT
Una consulenza informatica svolta in modo abituale e professionale richiede normalmente l’apertura della partita IVA. La pratica può essere presentata direttamente all’Agenzia delle Entrate oppure affidata a un commercialista, indicando il codice ATECO, il domicilio fiscale e il regime contabile scelto.
Il regime forfetario è spesso valutato dai freelance all’inizio dell’attività. In generale, la soglia di accesso e permanenza è fissata a 85.000 euro di ricavi o compensi annui, mentre il superamento di 100.000 euro può comportare l’uscita immediata dal regime nello stesso anno. Restano comunque altre condizioni da verificare, tra cui i redditi da lavoro dipendente e i rapporti prevalenti con l’ex datore di lavoro.
Per il codice 62.20.10 il coefficiente di redditività utilizzato nel forfetario è normalmente del 67%. Significa che, su 40.000 euro di compensi, il reddito forfetario di partenza è pari a 26.800 euro, senza calcolare ogni singola spesa realmente sostenuta.
L’imposta sostitutiva è generalmente del 15%, ridotta al 5% per le nuove attività quando sono rispettati tutti i requisiti previsti. Il forfetario è semplice e spesso conveniente per chi ha costi contenuti, ma può diventare meno interessante per chi sostiene investimenti rilevanti in hardware, collaboratori, trasferte o servizi cloud.
La semplificazione ha un prezzo. Nel regime forfetario, infatti, le spese effettive non vengono dedotte una per una e l’IVA sugli acquisti non viene normalmente recuperata. Per questo io confronterei sempre il risparmio fiscale teorico con il costo reale della struttura professionale.
Contributi INPS e differenza tra professionista e impresa
Il consulente informatico che lavora come professionista senza una cassa previdenziale autonoma viene normalmente iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva è del 26,07% per chi non è già coperto da un’altra forma previdenziale e del 24% per chi è pensionato o assicurato presso un’altra gestione obbligatoria, secondo le condizioni applicabili.
La percentuale si applica al reddito imponibile, non semplicemente al totale delle fatture. Nel forfetario il calcolo parte dal reddito determinato con il coefficiente di redditività, con le deduzioni previdenziali previste. Non esiste, per il professionista in Gestione Separata, un contributo fisso annuale identico a quello degli artigiani e dei commercianti, anche se il reddito minimo può incidere sull’accredito contributivo.
La situazione cambia se l’attività è organizzata come vera impresa oppure se comprende vendita di prodotti, assistenza tecnica strutturata, installazioni e gestione operativa. In quel caso possono entrare in gioco Registro Imprese, Camera di Commercio, INPS Artigiani o Commercianti e altri adempimenti.
Un ulteriore caso riguarda l’informatico iscritto a un albo professionale con una cassa autonoma, per esempio un ingegnere che esercita un’attività soggetta a Inarcassa. Non è il nome “consulente informatico” a decidere la previdenza, ma la combinazione tra attività effettiva, abilitazione e regole della cassa di appartenenza.
Quanto costa aprire e mantenere la partita IVA
L’apertura della partita IVA, se eseguita direttamente per una persona fisica, non comporta di per sé una grande spesa. Il costo nasce soprattutto dalla gestione successiva e dagli adempimenti collegati alla posizione.
| Voce | Indicazione pratica |
|---|---|
| Apertura della partita IVA | Può essere gratuita se gestita direttamente; un professionista può applicare un compenso variabile. |
| Contabilità forfetaria | Spesso si trovano preventivi tra 300 e 800 euro annui, ma il prezzo cambia per numero di fatture e servizi inclusi. |
| Fatturazione elettronica | In linea generale è richiesta anche ai forfetari, con software gratuiti o servizi da pochi euro al mese. |
| Marca da bollo | Di norma 2 euro sulle fatture non soggette a IVA oltre 77,47 euro, secondo le regole applicabili. |
| Previdenza | Gestione Separata, cassa professionale o gestione artigiani e commercianti, a seconda dell’inquadramento. |
Il costo più sottovalutato non è quello del commercialista, ma la previdenza. Su 40.000 euro di compensi, il solo imponibile forfetario del 67% è 26.800 euro; applicando il 26,07% si ottiene un ordine di grandezza vicino a 7.000 euro di contributi, prima delle deduzioni e delle altre variabili personali.
A questo si aggiungono imposta sostitutiva, software, assicurazione professionale, formazione e strumenti di lavoro. Un computer da 2.000 euro, diversi abbonamenti cloud e una polizza per errori professionali possono cambiare molto la convenienza del regime rispetto a una contabilità ordinaria.
Come scegliere il codice senza commettere errori
Prima di aprire la posizione, preparerei una scheda semplice con le attività che prevedo di svolgere nei primi dodici mesi. Per ciascuna indicherei il tempo stimato, il tipo di cliente, il risultato consegnato e la descrizione che comparirà in fattura.
- Descrivi il servizio principale con parole concrete, per esempio audit IT, sviluppo applicazioni, gestione reti o assistenza tecnica.
- Confronta la descrizione con ATECO 2025, senza scegliere il codice solo perché sembra avere un coefficiente fiscale più favorevole.
- Verifica la previdenza prima di firmare l’apertura della partita IVA.
- Controlla i contratti se lavori quasi esclusivamente per un solo cliente o per il tuo ex datore di lavoro.
- Aggiorna la posizione se nel tempo la programmazione, la vendita di prodotti o la gestione dei sistemi diventano prevalenti.
L’errore più comune consiste nel scegliere il codice con il costo contributivo apparentemente più basso e adattare dopo la descrizione delle fatture. È una scorciatoia fragile. In caso di verifica, devono essere coerenti attività dichiarata, fatture, sito, contratti e modalità concreta di lavoro.
La decisione giusta nasce dal lavoro che fatturerai davvero
Per la maggior parte dei freelance che offrono advisory, analisi e progettazione IT, il punto di partenza è il codice 62.20.10. Non è però una risposta automatica per ogni professionista digitale: chi sviluppa software, gestisce infrastrutture o vende servizi tecnici continuativi potrebbe avere un codice più aderente.
Prima di procedere, farei verificare da un commercialista la descrizione dell’attività, il regime fiscale e la gestione previdenziale. Una scelta corretta all’inizio costa poco tempo; correggere una posizione incoerente dopo anni di fatture può essere molto più complicato e costoso.