Le regole essenziali per gestire correttamente l’acconto
- Non è una tassa aggiuntiva, ma un versamento anticipato che verrà considerato nel saldo dell’anno successivo.
- L’acconto è dovuto se l’imposta di riferimento è almeno 52 euro, dopo detrazioni, crediti, ritenute ed eccedenze.
- Se l’importo è pari o superiore a 257,52 euro, normalmente si paga in due rate del 40% e del 60%.
- La scadenza ordinaria della prima rata 2026 è il 30 giugno, mentre la seconda rata scade il 30 novembre 2026.
- Il metodo previsionale può ridurre l’esborso, ma richiede una stima realistica del reddito e delle detrazioni.
Come funziona l’acconto IRPEF e chi lo deve versare
L’acconto è una quota dell’imposta sui redditi che viene pagata prima che l’anno fiscale sia concluso. L’anno successivo, quando presenti la dichiarazione, l’importo già versato viene sottratto dall’imposta effettivamente dovuta. Se hai pagato troppo, emerge un credito; se hai pagato meno, dovrai versare la differenza a saldo.
Per l’IRPEF delle persone fisiche, il riferimento non è il fatturato e nemmeno il reddito lordo. Si guarda alla “Differenza” dell’imposta, cioè all’importo che rimane dopo aver considerato detrazioni, crediti d’imposta, ritenute ed eventuali eccedenze. Nel modello Redditi PF questo dato si trova normalmente al rigo RN34, salvo casi particolari che richiedono una rideterminazione.
Per il 2026 l’acconto ordinario corrisponde al 100% dell’imposta di riferimento. Non è dovuto quando la differenza è inferiore a 52 euro. La soglia normativa è 51,65 euro, ma nella dichiarazione gli importi vengono espressi in unità di euro, quindi il pagamento scatta da 52 euro.
La regola riguarda lavoratori autonomi, professionisti, imprenditori individuali, dipendenti con altri redditi e tutte le persone fisiche che presentano un debito IRPEF sufficiente. Chi apre una partita IVA per la prima volta, in genere, non versa l’acconto nel primo anno perché non esiste ancora un’imposta dell’anno precedente da usare come base. Questo non significa però che l’anno successivo il conto sarà leggero: potrebbe arrivare insieme saldo del primo anno e acconto del secondo.
Quanto si paga e quali sono le scadenze nel 2026
Il totale dell’acconto viene diviso in base alla sua entità. Se è inferiore a 257,52 euro, si paga in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2026. Se raggiunge o supera tale importo, si applicano normalmente due rate.
| Importo complessivo dell’acconto | Prima rata | Seconda rata o rata unica |
|---|---|---|
| Inferiore a 257,52 euro | Non prevista | 100% entro il 30 novembre 2026 |
| Pari o superiore a 257,52 euro | 40% entro il 30 giugno 2026 | 60% entro il 30 novembre 2026 |
| Soggetti ISA | 50% entro la prima scadenza | 50% entro il 30 novembre 2026 |
La prima rata può essere rinviata al 30 luglio 2026 pagando la maggiorazione dello 0,40%. Per i contribuenti ammessi alla proroga prevista nel 2026, tra cui i soggetti ISA e alcune categorie di forfetari, la scadenza può essere il 20 luglio senza maggiorazione. Qui conviene verificare la propria posizione, perché la proroga dipende dai requisiti fiscali e dal tipo di attività.
Facciamo un esempio semplice. Se dal modello Redditi emerge una differenza di 4.000 euro, l’acconto totale sarà di 4.000 euro. Con la ripartizione ordinaria, verserai 1.600 euro come prima rata e 2.400 euro come seconda. Se invece l’acconto complessivo fosse di 200 euro, pagheresti tutti i 200 euro a novembre.
Questi importi riguardano l’IRPEF e non comprendono automaticamente addizionale regionale, addizionale comunale, INPS o altre imposte. Per un professionista, il totale da pagare può quindi essere molto più alto di quello indicato nella sola riga dell’acconto IRPEF.Metodo storico o previsionale quale conviene davvero
Il metodo storico
Con il metodo storico calcoli l’acconto partendo dall’imposta risultante dalla dichiarazione precedente. È la soluzione più semplice e prudente, perché non richiede di stimare in anticipo il reddito dell’anno in corso. Io lo considero il metodo più pratico quando l’attività è stabile e fatturato, costi e detrazioni non stanno cambiando molto.
Il suo limite è altrettanto chiaro. Se nel 2026 prevedi un calo consistente dei compensi, una lunga sospensione dell’attività o un aumento delle spese deducibili, potresti versare più del necessario. La somma non viene persa, ma resterà immobilizzata fino al saldo o al rimborso.
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Il metodo previsionale
Il metodo previsionale consente di calcolare l’acconto sulla base dell’imposta che prevedi di dover pagare per il 2026. Può essere utile se hai perso un cliente importante, hai lavorato solo per una parte dell’anno oppure prevedi detrazioni e deduzioni significativamente più alte.
Il vantaggio è finanziario: versi una cifra più vicina alla situazione reale e conservi liquidità per la tua attività. Il rischio è una previsione troppo ottimistica. Se a consuntivo il reddito risulta superiore e l’acconto pagato è insufficiente, possono essere richiesti interessi e sanzioni, salvo regolarizzazione con ravvedimento.
| Metodo | Quando ha senso | Rischio principale |
|---|---|---|
| Storico | Redditi e detrazioni simili all’anno precedente | Pagare in anticipo più del necessario |
| Previsionale | Calo dei ricavi o aumento delle deduzioni | Sottostimare l’imposta e versare troppo poco |
Per scegliere bene non basta guardare gli incassi dei primi mesi. Bisogna considerare reddito imponibile, contributi previdenziali deducibili, ritenute subite, detrazioni, eventuali altri redditi e la situazione familiare. Un calcolo previsionale fatto soltanto sul fatturato è, secondo me, uno degli errori più frequenti.
Cosa cambia per professionisti, partita IVA e regime forfettario
Per chi lavora con partita IVA, l’acconto viene normalmente versato tramite modello F24 telematico. L’importo può essere pagato direttamente attraverso i servizi bancari o dell’Agenzia delle Entrate, oppure tramite il commercialista o un altro intermediario abilitato.
È importante separare l’acconto dell’imposta dai contributi previdenziali. Un professionista iscritto alla Gestione Separata INPS, un artigiano o un commerciante può avere nello stesso periodo scadenze per IRPEF e INPS, ma si tratta di obblighi diversi, con calcoli e codici differenti.
Nel regime forfettario non si applica l’IRPEF progressiva ordinaria. Si versa invece l’imposta sostitutiva, generalmente del 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti oppure del 15% negli altri casi. Il meccanismo dell’acconto resta simile, ma la base di calcolo si trova nel quadro LM, normalmente al rigo LM42.
Per l’imposta sostitutiva forfettaria si usano i codici tributo 1790 per la prima rata e 1791 per la seconda rata o il versamento unico. Il saldo utilizza invece il codice 1792. Il forfettario deve inoltre ricordare che l’acconto viene calcolato sull’imposta, non su una percentuale fissa del fatturato.
Un professionista forfettario con ricavi in crescita dovrebbe quindi accantonare una quota regolare di ogni incasso. La percentuale esatta dipende dal coefficiente di redditività, dai contributi previdenziali e dall’aliquota applicabile, ma ragionare solo sul 5% o sul 15% può portare a una stima troppo bassa.Come compilare l’F24 e quali errori evitare
Per l’IRPEF ordinaria, il codice tributo è 4033 per la prima rata e 4034 per la seconda rata o il pagamento unico. Nel campo dell’anno di riferimento va indicato l’anno a cui si riferisce l’acconto, quindi 2026 per i versamenti relativi all’anno d’imposta 2026.
Gli errori più comuni non riguardano solo il codice. Spesso si confonde il saldo dell’anno precedente con l’acconto dell’anno corrente, si usa un importo calcolato sui ricavi invece che sull’imposta oppure si dimentica di sottrarre crediti ed eccedenze già disponibili.
- Controlla il rigo corretto della dichiarazione prima di calcolare la rata.
- Verifica se l’acconto è inferiore a 52 euro oppure se supera la soglia di 257,52 euro.
- Non confondere i codici 4033 e 4034 con quelli dell’imposta sostitutiva forfettaria.
- Controlla l’anno di riferimento indicato nell’F24.
- Se paghi in ritardo, valuta subito il ravvedimento operoso per ridurre sanzioni e interessi.
Chi presenta il modello 730 con un sostituto d’imposta normalmente non compila personalmente l’F24 per l’IRPEF: l’acconto viene trattenuto in busta paga o sulla pensione. Se manca il sostituto, oppure se ci sono redditi da partita IVA o altri debiti autonomi, il pagamento viene invece gestito tramite F24.
Il modo più semplice per non trasformare l’acconto in una sorpresa
Io consiglio di trattare l’acconto come un costo mensile dell’attività, non come una spesa improvvisa di giugno o novembre. Dopo ogni incasso, trasferire una quota su un conto separato rende molto più facile affrontare saldo, acconto e contributi senza intaccare il denaro destinato alle spese correnti.
La verifica decisiva va fatta qualche settimana prima della prima scadenza. Confronta l’imposta dell’anno precedente con il reddito realmente prodotto nel 2026, aggiorna le ritenute e valuta il metodo previsionale solo se hai dati concreti, non sulla base di una sensazione.
Per un lavoratore autonomo la regola più utile è questa: l’acconto non misura quanto hai fatturato, ma quanto imposta prevedibilmente resterà da pagare. Capire questa differenza permette di scegliere il metodo corretto, pianificare la liquidità e ridurre il rischio di versamenti errati o sanzioni.