Il compenso dell’amministratore di una SRL non coincide con il suo guadagno netto. Prima di approvarlo bisogna considerare Gestione Separata, ritenute fiscali, quota a carico della società e l’eventuale iscrizione alla Gestione Commercianti. Qui chiarisco quanto si paga nel 2026, come si calcolano i contributi e quando può scattare una doppia contribuzione.
La regola previdenziale dipende dal ruolo effettivamente svolto
- Gestione Separata per il compenso legato alla carica di amministratore.
- Nel 2026 l’aliquota ordinaria è 35,03%, ridotta al 24% in presenza di altra copertura previdenziale o pensione.
- L’onere è diviso tra le parti nella misura di un terzo per l’amministratore e due terzi per la SRL.
- La Gestione Commercianti può aggiungersi quando il socio amministratore lavora nell’attività aziendale in modo abituale e personale.
- Il compenso dell’amministratore viene normalmente gestito con cedolino e ritenuta fiscale, non con fattura per il solo incarico.
Quali contributi deve pagare l’amministratore di una SRL
Per il solo incarico di amministratore, la gestione di riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS. Il compenso è trattato come reddito assimilato a quello da lavoro dipendente e la società agisce come committente, calcolando e versando i contributi sul compenso effettivamente corrisposto.
Questo significa che non esiste, per la Gestione Separata, un contributo fisso annuale paragonabile a quello previsto per commercianti e artigiani. Se nell’anno non viene corrisposto alcun compenso, in linea generale non c’è una base imponibile sulla quale calcolare i contributi relativi alla carica.
La situazione cambia se l’amministratore è anche socio lavoratore e svolge personalmente l’attività operativa della SRL. In quel caso bisogna verificare separatamente i requisiti per la Gestione Commercianti. La semplice nomina ad amministratore o la mera partecipazione al capitale non bastano, da sole, a far scattare questa iscrizione.
La differenza tra carica sociale e lavoro operativo
Firmare contratti, convocare l’assemblea e occuparsi della gestione societaria rientra normalmente nell’incarico amministrativo. Vendere ai clienti, gestire il negozio, seguire il magazzino o svolgere con continuità il servizio offerto dalla società può invece rappresentare partecipazione personale al lavoro aziendale.
È proprio questa distinzione che spesso viene sottovalutata. Io non valuterei mai la posizione solo sulla base del titolo scritto nella visura camerale, ma guarderei alle attività svolte ogni giorno e alla loro documentabilità.
Quanto si paga nel 2026 sulla Gestione Separata
Per il 2026, l’amministratore senza altra previdenza obbligatoria e non titolare di pensione è normalmente soggetto all’aliquota complessiva del 35,03%. La percentuale comprende la contribuzione pensionistica del 33% e le aliquote aggiuntive per malattia, maternità e DIS-COLL.
Quando l’amministratore è già assicurato presso un’altra gestione previdenziale obbligatoria oppure percepisce una pensione diretta, l’aliquota applicabile è generalmente del 24%. La verifica va fatta sulla situazione personale concreta, perché non basta avere un’attività aperta o una posizione contributiva formalmente esistente.
| Situazione dell’amministratore | Aliquota 2026 | Base di calcolo |
|---|---|---|
| Nessun’altra copertura previdenziale e nessuna pensione | 35,03% | Compenso lordo corrisposto |
| Altra previdenza obbligatoria o pensione diretta | 24% | Compenso lordo corrisposto |
Il massimale contributivo della Gestione Separata per il 2026 è pari a 122.295 euro. Per ottenere l’accredito dell’intero anno ai fini pensionistici, il contributo deve raggiungere almeno 6.588,44 euro con l’aliquota del 35,03%, oppure 4.513,92 euro con quella del 24%.
Come si divide il contributo tra amministratore e SRL
L’onere contributivo è ripartito per un terzo a carico dell’amministratore e due terzi a carico della società. La SRL versa l’intero importo tramite F24, trattenendo nel cedolino la quota spettante all’amministratore.
| Compenso lordo annuo | Aliquota | Contributi totali | Quota amministratore | Quota SRL |
|---|---|---|---|---|
| 30.000 euro | 35,03% | 10.509 euro | 3.503 euro | 7.006 euro |
| 30.000 euro | 24% | 7.200 euro | 2.400 euro | 4.800 euro |
Nel primo esempio l’amministratore non sostiene direttamente tutti i 10.509 euro, ma vede trattenuti circa 3.503 euro dal compenso lordo. Per la SRL, invece, il costo complessivo è il compenso lordo più la quota contributiva di sua competenza.

Quando si aggiunge la Gestione Commercianti
La doppia iscrizione può verificarsi quando il socio amministratore partecipa personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, soprattutto in una società che svolge attività commerciale, terziaria o del turismo.
Un amministratore che si limita a dirigere la società può rimanere nella Gestione Separata per il compenso ricevuto. Un socio amministratore che ogni giorno lavora nel punto vendita, gestisce il laboratorio o presta direttamente il servizio ai clienti può invece avere anche l’obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti.
| Situazione | Gestione normalmente da verificare | Contributo principale |
|---|---|---|
| Amministratore con compenso, senza attività operativa abituale | Gestione Separata | 35,03% oppure 24% |
| Socio amministratore che lavora personalmente nell’attività aziendale | Gestione Separata e Gestione Commercianti | Contributi sul compenso e sul reddito d’impresa |
| Socio senza compenso amministrativo e senza lavoro abituale nella SRL | Nessuna iscrizione automatica per il solo ruolo societario | Da valutare sulla situazione concreta |
Per i commercianti, nel 2026 l’aliquota complessiva è del 24,48%, oltre al contributo mensile di 0,62 euro per la maternità. La contribuzione sul minimale si applica a un reddito minimo di riferimento pari a 18.808 euro, anche quando il reddito effettivo è più basso.
La base imponibile può comprendere anche la quota di reddito d’impresa attribuita al socio, indipendentemente dalla distribuzione degli utili. Questo è uno dei punti più delicati, perché dividendo incassato e reddito fiscale della società non sono la stessa cosa.
Come si calcolano compenso, ritenute e versamenti
Il compenso deve essere previsto dallo statuto, dalla delibera dei soci o da un atto societario coerente con la nomina. Per evitare contestazioni, io terrei separati tre elementi: delibera del compenso, cedolini e pagamenti bancari.
Per il solo incarico di amministratore, il compenso viene normalmente elaborato con cedolino. La società applica la ritenuta IRPEF, trattiene la quota contributiva dell’amministratore e versa il totale dei contributi entro il 16 del mese successivo a quello in cui il compenso è stato pagato.
Non si emette normalmente una fattura con IVA per il solo compenso derivante dalla carica. Se però la stessa persona svolge anche un’attività professionale autonoma distinta, bisogna separare con precisione le prestazioni e verificare il trattamento fiscale applicabile al singolo incarico.
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Un esempio pratico con pagamento mensile
Supponiamo un compenso di 3.000 euro lordi pagato ogni mese a un amministratore non pensionato e privo di altra previdenza obbligatoria. I contributi complessivi sono pari a 1.050,90 euro al mese, di cui 350,30 euro a carico dell’amministratore e 700,60 euro a carico della SRL.
La società non deve aspettare la dichiarazione dei redditi per versare questi importi. Il calcolo segue il pagamento del compenso, mentre eventuali conguagli o differenze vengono gestiti con le normali procedure fiscali e contributive.
Gli errori che fanno aumentare il rischio contributivo
- Confondere utili e compenso. Gli utili distribuiti non sostituiscono automaticamente il compenso per l’attività amministrativa.
- Non pagare il compenso ma lavorare ogni giorno in azienda. L’assenza di un compenso amministrativo non elimina necessariamente l’obbligo nella Gestione Commercianti.
- Usare una fattura professionale senza verificare il ruolo. La carica sociale e la consulenza professionale sono prestazioni diverse e vanno documentate separatamente.
- Dimenticare la quota a carico della società. Il costo aziendale non coincide con il netto ricevuto dall’amministratore.
- Applicare il 24% in modo automatico. Serve una reale pensione o un’altra forma di previdenza obbligatoria rilevante ai fini della riduzione.
Un altro errore frequente consiste nel fissare un compenso troppo basso pensando di ridurre ogni costo. La scelta può avere effetti sul reddito personale, sulla pensione futura e sulla sostenibilità finanziaria della SRL. Il compenso va quindi deciso insieme al budget aziendale, non solo guardando la percentuale contributiva.
La verifica da fare prima di approvare il compenso
Prima della delibera controllerei la posizione previdenziale dell’amministratore, l’eventuale pensione, la presenza di altre attività e il lavoro realmente svolto nella società. Poi farei simulare almeno due scenari, uno con la sola Gestione Separata e uno con la possibile doppia iscrizione.
La risposta più corretta sui contributi INPS dell’amministratore di una SRL non nasce quindi dal compenso scritto sulla carta, ma dall’incrocio tra carica ricoperta, modalità di pagamento, copertura previdenziale e attività quotidiana. È questa verifica iniziale che evita ricalcoli, sanzioni e costi inattesi per la società.