Hai già in mente una combinazione di servizi, per esempio pulizie, piccoli interventi e manutenzione del verde, ma non sai se servano più posizioni fiscali? Una partita IVA multiservizi può raccogliere attività diverse sotto lo stesso titolare, purché siano dichiarate correttamente e rispettino eventuali requisiti professionali. Qui chiarisco come scegliere i codici ATECO, quale regime fiscale valutare, quali costi considerare e quali errori evitare prima di iniziare a fatturare.
La scelta giusta parte dai servizi che venderai davvero
- Una sola partita IVA può includere più attività e più codici ATECO.
- Il codice ATECO deve descrivere il servizio principale e quelli secondari, non un generico “faccio un po’ di tutto”.
- Nel forfettario il limite ordinario è di 85.000 euro di ricavi o compensi complessivi.
- Oltre 100.000 euro il regime forfettario termina nell’anno stesso e l’IVA diventa dovuta dalle operazioni che superano la soglia.
- La previdenza dipende dall’inquadramento come professionista, artigiano o commerciante.
Una partita IVA può coprire più servizi
Il primo equivoco da eliminare è pensare che ogni servizio richieda una nuova partita IVA. In molti casi è possibile usare un’unica posizione fiscale e aggiungere diversi codici ATECO, cioè i codici che identificano il tipo di attività economica svolta.
Un’attività multiservizi può comprendere, ad esempio, pulizie, giardinaggio, tinteggiatura, piccoli lavori di manutenzione, facchinaggio o assistenza operativa. Il punto non è accumulare più codici possibile, ma rappresentare con precisione ciò che venderai e fatturerai.
Di solito si individua un codice per l’attività prevalente e si aggiungono quelli secondari. Se guadagni soprattutto dalla manutenzione ordinaria e solo occasionalmente dal giardinaggio, la prima dovrebbe avere un ruolo principale anche nella descrizione dell’impresa.
La classificazione ATECO 2025 è quella da considerare nel 2026. Come spiega Istat, la ricerca del codice deve partire dalla descrizione concreta dell’attività e dalle note che chiariscono cosa è incluso o escluso. Questo dettaglio conta perché un codice apparentemente simile può portare a obblighi previdenziali o amministrativi diversi.
Quando più servizi sono compatibili
La combinazione funziona bene quando i servizi hanno una clientela simile, vengono svolti dallo stesso soggetto e possono essere gestiti con la stessa struttura. Un esempio pratico è l’impresa che offre a condomini e piccoli uffici pulizia, cura delle aree esterne e manutenzione leggera.
La situazione diventa più delicata quando si passa da servizi semplici a lavori regolamentati. Installazione e manutenzione di impianti elettrici, idraulici o termici possono richiedere requisiti tecnico-professionali e un responsabile tecnico. In questi casi il codice ATECO da solo non autorizza a svolgere il lavoro.
Come scegliere codici ATECO e inquadramento corretto
Io partirei sempre da una scheda molto concreta, con tre colonne: servizio venduto, modalità di esecuzione e cliente finale. Scrivere “manutenzione” è troppo vago. Bisogna capire se si tratta di pulizia, riparazione, installazione, commercio di materiali o consulenza.
| Attività | Domanda da chiarire | Possibile conseguenza |
|---|---|---|
| Pulizie | Si tratta di pulizia ordinaria o di sanificazione? | Possono cambiare requisiti e autorizzazioni. |
| Manutenzione | Si interviene su edifici, impianti o semplici arredi? | Alcuni lavori richiedono abilitazioni specifiche. |
| Giardinaggio | Si cura il verde o si vendono anche piante e materiali? | Il commercio può avere un inquadramento distinto. |
| Servizi operativi | Si lavora direttamente o si organizzano altri collaboratori? | Può cambiare la natura dell’attività e la posizione INPS. |
Con più codici ATECO, il fatturato resta comunque uno solo ai fini della soglia del forfettario. Non è possibile dividere artificialmente 90.000 euro tra tre attività per rientrare nel limite di 85.000 euro: si considera la somma complessiva di ricavi e compensi.
Impresa artigiana, commerciante o professionista
Questa distinzione è spesso più importante del nome commerciale dell’attività. Un soggetto che svolge manualmente lavori di pulizia o manutenzione può essere inquadrato come artigiano; chi organizza prevalentemente servizi, acquista e rivende prodotti o gestisce una struttura commerciale può rientrare tra i commercianti. Un’attività intellettuale svolta senza una struttura d’impresa può invece seguire la strada del professionista.
Non sceglierei la gestione previdenziale in base a ciò che sembra più economico. La scelta deve riflettere il lavoro reale, perché un inquadramento incoerente può creare problemi con INPS, Camera di Commercio, assicurazione e controlli amministrativi.
Apertura e adempimenti da gestire prima di partire
L’apertura della posizione fiscale passa dalla dichiarazione di inizio attività IVA. Per una vera impresa individuale, però, questo è soltanto il primo passaggio. Possono servire iscrizione al Registro delle Imprese, posizione INPS, posizione INAIL, eventuale SCIA al Comune e autorizzazioni legate al servizio.
La SCIA, cioè la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, consente di comunicare l’avvio di alcune attività al Comune o allo sportello competente. Non è necessaria per ogni servizio, ma quando è prevista non va confusa con la semplice apertura della partita IVA.
- Definisci i servizi che venderai nei primi dodici mesi.
- Individua il codice ATECO principale e quelli secondari.
- Verifica requisiti professionali, autorizzazioni e assicurazione.
- Scegli il regime fiscale e l’inquadramento previdenziale.
- Apri le posizioni necessarie e attiva la fatturazione elettronica.
- Prepara preventivi, condizioni di pagamento e un sistema per registrare costi e incassi.
Se svolgi lavori tecnici, utilizzi prodotti chimici o accedi a cantieri, considera anche responsabilità civile, sicurezza sul lavoro e formazione. Questi costi non fanno sempre parte dell’apertura formale, ma incidono sulla sostenibilità dell’attività fin dal primo giorno.
Regime forfettario o ordinario per un’attività multiservizi
Il regime forfettario è spesso interessante per chi parte da solo, ha costi contenuti e resta sotto la soglia prevista. L’imposta sostitutiva è generalmente del 15% sul reddito calcolato con un coefficiente di redditività, mentre per alcune nuove attività può applicarsi il 5% per i primi cinque anni, se sono rispettate tutte le condizioni richieste.Il coefficiente non è uguale per tutti i servizi. Con più codici ATECO occorre calcolare il reddito attribuibile a ciascun gruppo di ricavi, applicando il relativo coefficiente, e poi sommare i risultati. Le spese effettivamente sostenute non si deducono una per una, con alcune eccezioni previste dalla legge.
Immagina ricavi annui per 50.000 euro, con una parte importante destinata a carburante, attrezzature, detergenti, manutenzioni e collaboratori. Il forfettario può sembrare conveniente per la semplicità, ma se i costi reali sono elevati potresti pagare imposte su un reddito calcolato in modo astratto. È il principale compromesso da valutare.
| Regime | Può convenire quando | Limite pratico |
|---|---|---|
| Forfettario | Ricavi contenuti, gestione semplice e costi reali ridotti. | Non recuperi normalmente l’IVA sugli acquisti e non deduci i costi effettivi. |
| Ordinario | Molti investimenti, attrezzature, acquisti e personale. | Richiede più registri, adempimenti e controllo contabile. |
La soglia di accesso al forfettario è di 85.000 euro di ricavi o compensi dell’anno precedente. Se superi 85.000 ma non 100.000 euro, in linea generale il regime termina dall’anno successivo; oltre 100.000 euro, l’uscita opera nell’anno stesso e l’IVA si applica alle operazioni che determinano il superamento.
Non sceglierei il forfettario solo perché l’aliquota del 15% appare bassa. Bisogna confrontare il risultato con costi, contributi, acquisto di mezzi, leasing, dipendenti e tipo di clientela. Se lavori soprattutto per aziende che vogliono detrarre l’IVA e prevedi investimenti rilevanti, il regime ordinario può diventare più sensato.
Costi, contributi e margini da calcolare davvero
L’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate non è il costo principale. Il budget dipende piuttosto da Camera di Commercio, diritti amministrativi, consulenza contabile, assicurazione, attrezzature e previdenza. Per un’impresa multiservizi servono spesso anche furgone, strumenti, divise, prodotti, software per i preventivi e costi di trasferta.
La previdenza cambia in base all’inquadramento. Un professionista senza altra copertura può essere iscritto alla Gestione Separata. Nel 2026, per i professionisti non assicurati presso altre forme obbligatorie e non pensionati, l’aliquota complessiva indicata dall’INPS è del 26,07%. Artigiani e commercianti seguono invece regole diverse, con contributi e modalità di calcolo propri.Per questo non basta chiedere “quanto pago di INPS con una partita IVA multiservizi?”. Prima bisogna stabilire che tipo di lavoro svolgi realmente, se lavori personalmente, se hai dipendenti e se vendi anche beni o materiali.
Leggi anche: Due attività con una sola partita IVA - come funziona?
Un calcolo semplice per fissare i prezzi
Per ogni servizio calcolerei il prezzo partendo da quattro elementi: ore effettive, materiali, trasferte e quota di costi fissi. Aggiungerei poi un margine per imprevisti e tempi non fatturabili, come sopralluoghi, telefonate, preventivi e spostamenti.
- Ore lavorate: includi preparazione, viaggio e riordino.
- Materiali: indica se sono compresi o rimborsati separatamente.
- Trasferta: stabilisci una tariffa o una soglia chilometrica.
- Margine: non confondere l’incasso con il guadagno netto.
Il prezzo più basso raramente costruisce un’attività sana. Nel multiservizi la differenza la fanno spesso puntualità, continuità e chiarezza del preventivo, elementi per cui molti clienti sono disposti a pagare più di quanto pagherebbero per un intervento occasionale.
La verifica che farei prima di emettere la prima fattura
Prima di iniziare controllerei che ogni servizio promesso al cliente compaia nella descrizione dell’attività e sia compatibile con il codice ATECO scelto. Verificherei anche autorizzazioni, posizione INPS, assicurazione e obblighi comunali, soprattutto se lavoro in ambienti condominiali o aziendali.
Preparerei poi un prospetto con ricavi attesi, costi mensili e soglia di sostenibilità. Se per vivere ti servono 2.000 euro netti al mese, non puoi fissare le tariffe guardando soltanto il compenso orario: devi considerare tasse, contributi, periodi senza lavoro e costi dell’attrezzatura.
La soluzione migliore non è avere più servizi possibile, ma costruire un’offerta leggibile. Due o tre servizi collegati, venduti con procedure chiare e prezzi coerenti, sono spesso più solidi di un catalogo infinito che rende difficile capire cosa sai fare davvero.