Hai iniziato a ricevere richieste per progettare ambienti, scegliere materiali o seguire l’arredo di una casa, ma non sai se puoi lavorare con una semplice prestazione occasionale? La partita IVA da interior designer diventa necessaria quando l’attività è abituale e organizzata, anche se all’inizio i compensi sono contenuti. Qui chiarisco quale codice ATECO valutare, come scegliere il regime fiscale, quali contributi considerare e come impostare correttamente preventivi e fatture.
Le decisioni da prendere prima di iniziare a lavorare
- Attività abituale: se lavori con continuità, la ricevuta per prestazione occasionale non è una soluzione corretta.
- Codice ATECO 74.13.0: identifica in genere le attività di progettazione di interni nella classificazione ATECO 2025.
- Regime forfetario: può essere conveniente fino a 85.000 euro di ricavi o compensi, se possiedi tutti i requisiti.
- Contributi INPS: per un professionista senza altra previdenza, l’aliquota Gestione Separata è del 26,07% nel 2026.
- Competenze professionali: arredare e progettare interni non equivale a firmare pratiche edilizie o assumere incarichi riservati agli iscritti agli Albi.
Quando serve davvero la partita IVA per lavorare negli interni
La distinzione più importante non riguarda quanto guadagni, ma come svolgi l’attività. Se accetti incarichi con una certa regolarità, promuovi i tuoi servizi, hai un portfolio, un listino o più clienti nel corso dell’anno, l’attività è normalmente considerata abituale e richiede l’apertura della partita IVA.
La prestazione occasionale può avere senso solo per un incarico sporadico, non programmato e privo di continuità. Non esiste una soglia automatica, come “sotto i 5.000 euro non serve la partita IVA”, che renda occasionale qualsiasi lavoro. I 5.000 euro riguardano soprattutto un limite contributivo della prestazione occasionale, non una franchigia fiscale generale.
Per un interior designer, i servizi possono comprendere consulenze d’arredo, concept, moodboard, rendering, scelta di materiali, layout distributivi e direzione estetica dell’allestimento. Se invece vendi direttamente mobili o accessori, gestisci un e-commerce o acquisti prodotti per rivenderli al cliente, potresti avere anche un’attività commerciale, con obblighi diversi.
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Interior designer e architetto non sono la stessa cosa
In Italia il titolo di interior designer non corrisponde, in via generale, a una professione ordinistica regolamentata. Questo consente di offrire servizi di progettazione e consulenza sugli interni senza essere necessariamente iscritti all’Ordine degli Architetti.
Il confine diventa delicato quando il progetto comprende opere strutturali, pratiche edilizie, direzione lavori, sicurezza nei cantieri o asseverazioni tecniche. Queste attività possono essere riservate a professionisti abilitati. Io consiglio di definire sempre per iscritto cosa è incluso nell’incarico e, quando serve, collaborare con un architetto, un ingegnere o un geometra.

Quale codice ATECO scegliere per la progettazione di interni
Con la classificazione ATECO 2025, il codice generalmente associato alle attività di progettazione di interni è 74.13.0, Attività di progettazione di interni. La classificazione Istat aiuta a descrivere l’attività economica, ma non sostituisce l’analisi concreta di ciò che fai e di come lo fatturi.
Il codice ATECO incide sul coefficiente di redditività del regime forfetario. Questo coefficiente indica quale percentuale dei compensi viene considerata fiscalmente come reddito, senza dover documentare ogni singola spesa. Per il codice 74.13.0 il coefficiente normalmente applicato è il 78%.
La scelta non va fatta copiando il codice trovato nella prima guida online. Se l’attività principale è consulenza estetica e progettazione, il codice della progettazione di interni può essere coerente. Se prevalgono vendita, produzione, installazione o consulenza tecnica, l’inquadramento potrebbe cambiare.
| Attività prevalente | Possibile inquadramento | Cosa verificare |
|---|---|---|
| Progettazione e consulenza sugli interni | Professionista | Codice ATECO, Gestione Separata INPS e contenuto dei servizi |
| Vendita di mobili e complementi | Attività commerciale | Commercio, Camera di Commercio, contributi e gestione INPS applicabile |
| Progettazione tecnica e pratiche edilizie | Professione tecnica | Titolo, abilitazione, Albo professionale e previdenza di categoria |
| Produzione o installazione di elementi su misura | Attività artigiana o d’impresa | Organizzazione del lavoro, personale, laboratorio e obblighi assicurativi |
Se svolgi più attività, puoi indicare più codici ATECO, ma devi individuare quella principale e gestire correttamente le attività secondarie. È un passaggio che sembra amministrativo, ma può influenzare tasse, contributi e obblighi camerali.
Come aprire la partita IVA passo dopo passo
L’apertura non richiede necessariamente una società. Chi lavora da solo può iniziare come persona fisica libero professionista, mantenendo una struttura leggera e sostenendo costi amministrativi contenuti.
- Definisci i servizi che venderai e stabilisci se farai solo progettazione o anche vendita e installazione.
- Scegli il codice ATECO più coerente con l’attività reale, non con quella che sembra fiscalmente più conveniente.
- Valuta il regime fiscale, soprattutto forfetario o ordinario.
- Presenta il modello di inizio attività all’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite un intermediario.
- Apri la posizione previdenziale presso la Gestione Separata INPS, salvo il caso in cui tu debba iscriverti a una Cassa professionale.
- Attiva la fatturazione elettronica e prepara un modello di preventivo e un contratto d’incarico.
La partita IVA può essere richiesta senza costi direttamente all’Agenzia delle Entrate. Nella pratica, molti si affidano a un commercialista per evitare errori sul codice ATECO, sulla previdenza o sulle fatture. Una consulenza iniziale può costare indicativamente 100-400 euro, mentre la gestione annuale varia spesso da 400 a 1.200 euro, in base al numero di fatture e alla complessità dell’attività.
Per un professionista puro, l’iscrizione alla Camera di Commercio non è normalmente il primo adempimento. La situazione cambia se l’attività include commercio, vendita abituale di prodotti o una vera organizzazione d’impresa.
Regime forfetario e regime ordinario a confronto
Il regime forfetario è spesso la prima opzione valutata da chi inizia. Nel 2026 permette l’accesso, se ricorrono gli altri requisiti, con ricavi o compensi dell’anno precedente non superiori a 85.000 euro. Se durante l’anno si superano i 100.000 euro, il regime cessa nello stesso anno e possono scattare obblighi IVA sulle operazioni che determinano il superamento.
| Caratteristica | Regime forfetario | Regime ordinario |
|---|---|---|
| IVA in fattura | Di norma non si applica | Si applica secondo l’operazione |
| Imposte | Imposta sostitutiva del 15%, oppure 5% per le nuove attività con requisiti | IRPEF progressiva, addizionali e altri obblighi |
| Costi deducibili | Non si deducono analiticamente, salvo i contributi previdenziali | Le spese inerenti e documentate possono ridurre il reddito |
| Convenienza | Spesso interessante per chi ha costi contenuti | Può funzionare meglio con investimenti e spese elevate |
Il forfetario considera imponibile il 78% dei compensi per l’attività di progettazione di interni. Su 30.000 euro di compensi, il reddito forfetario di riferimento sarebbe quindi 23.400 euro. Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali versati e sulla parte restante si applica l’imposta sostitutiva.
In una simulazione semplificata, con 30.000 euro di compensi e Gestione Separata al 26,07%, i contributi sarebbero circa 6.100 euro. Se spettasse l’imposta sostitutiva al 5%, l’imposta potrebbe essere intorno a 865 euro, prima di eventuali altri elementi. Con l’aliquota del 15%, la cifra salirebbe a circa 2.595 euro. Sono stime orientative, non un calcolo fiscale personalizzato.
Il 5% non è automatico per chi apre una nuova partita IVA. Occorre rispettare condizioni specifiche, tra cui l’effettiva novità dell’attività e l’assenza di situazioni che configurino una semplice prosecuzione di un lavoro precedente. Su questo punto preferisco essere prudente: una verifica con il commercialista prima dell’apertura evita di costruire il proprio budget su un’agevolazione non spettante.
Contributi INPS e costi da mettere nel budget
Un interior designer non iscritto a un Albo con Cassa previdenziale propria rientra normalmente nella Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva per il professionista senza altra previdenza obbligatoria è del 26,07%. Se sei già pensionato o coperto da un’altra forma previdenziale obbligatoria, l’aliquota può essere del 24%.
I contributi non sono un costo da ricordare a fine anno. Io li considero fin dal primo preventivo, accantonando una quota dei compensi su un conto separato. Il rischio più comune è incassare tutto, percepire il fatturato come denaro disponibile e trovarsi senza liquidità quando arrivano saldo e acconti.
| Voce | Stima indicativa | Nota pratica |
|---|---|---|
| Commercialista | 400-1.200 euro annui | Dipende da regime, fatture e consulenza inclusa |
| Software di fatturazione | 0-180 euro annui | Verifica inclusione di conservazione e invio allo SdI |
| PEC | 5-50 euro annui | Utile per comunicazioni formali e rapporti professionali |
| Assicurazione professionale | 150-600 euro annui | Il premio cambia in base a massimali e attività coperte |
| Contributi e imposte | Variabili | Calcolali sui compensi e sul regime scelto, non sul denaro rimasto sul conto |
Se acquisti materiali o software costosi, il forfetario non consente di dedurre analiticamente quelle spese. Per questo il regime ordinario può diventare più interessante quando sostieni investimenti importanti, hai collaboratori o rivendi prodotti con margini ridotti.
Preventivi, fatture e contratto con il cliente
Una partita IVA in ordine non basta se il lavoro viene venduto in modo confuso. Nel preventivo indico sempre numero di revisioni, elaborati inclusi, tempi, sopralluoghi, trasferte e modalità di pagamento. Un moodboard non equivale a un progetto esecutivo, così come un rendering non comprende automaticamente la supervisione del cantiere.
Per un incarico completo conviene dividere il compenso in fasi. Un esempio pratico può essere il 30% alla conferma, il 40% alla consegna del concept e il 30% alla consegna degli elaborati concordati. La percentuale non è una regola obbligatoria, ma riduce il rischio di lavorare per mesi senza incassare.
Nel regime forfetario la fattura elettronica viene trasmessa tramite Sistema di Interscambio e, di norma, non contiene l’IVA. Per le fatture soggette a imposta di bollo può essere dovuto il bollo da 2 euro, secondo le condizioni previste. Il professionista forfetario normalmente non applica la ritenuta d’acconto, ma deve riportare in fattura le indicazioni fiscali corrette.
Se il cliente è un’azienda estera o si trova in un altro Paese dell’Unione Europea, la fattura può seguire regole diverse rispetto a quella emessa a un privato italiano. Anche in questo caso non improvviserei: bastano una cessione o una prestazione internazionale gestita male per creare problemi IVA e comunicativi.
Gli errori che rendono fragile una nuova attività
Il primo errore è scegliere il codice ATECO solo in base al coefficiente di redditività. Se il codice non descrive ciò che fai davvero, il piccolo vantaggio teorico può trasformarsi in un problema fiscale e previdenziale.
Il secondo è confondere la partita IVA con un’autorizzazione a svolgere qualsiasi attività tecnica. Puoi progettare un ambiente e suggerire materiali, ma devi sapere quando il progetto richiede la firma di un professionista abilitato. Una collaborazione ben definita protegge sia te sia il cliente.
Il terzo è lavorare senza un incarico scritto. Anche con un cliente conosciuto o con un progetto apparentemente semplice, metto sempre nero su bianco oggetto, compenso, scadenze, revisioni e responsabilità. È una precauzione professionale, non un segnale di sfiducia.
Infine, molti sottovalutano il tempo non fatturabile. Sopralluoghi, telefonate, ricerca di prodotti, coordinamento con artigiani e gestione dei fornitori possono occupare più ore del disegno. Il prezzo deve riflettere il lavoro complessivo, altrimenti il fatturato cresce senza produrre un reddito adeguato.
Il modo più solido per iniziare senza sovraccaricarsi
Prima di aprire, preparerei un prospetto con tre scenari di ricavi, per esempio 15.000, 30.000 e 50.000 euro annui. Per ciascuno stimerei contributi, imposte, costi fissi e ore realmente fatturabili. Questo esercizio mostra subito se il prezzo medio dei progetti è sostenibile.
Partirei con un’offerta semplice, come consulenza iniziale, progetto completo e servizio di accompagnamento agli acquisti. Tre servizi chiari sono più facili da vendere e da gestire di un catalogo indefinito di prestazioni personalizzate.
La partita IVA dovrebbe accompagnare un’attività già pensata, non essere il punto finale di una decisione presa di fretta. Con codice ATECO coerente, previdenza accantonata, preventivi dettagliati e confini professionali chiari, il lavoro creativo può trasformarsi in un’attività autonoma sostenibile e leggibile anche per il cliente.