Problem posing, esempi e metodo per formulare problemi migliori

Un uomo stressato davanti a un computer con un punto interrogativo. Un esempio pratico di problem posing e problem solving.

Scritto da

Arcibaldo Mazza

Pubblicato il

31 mag 2026

Indice

Quando una difficoltà viene descritta con frasi come “non funziona”, “manca motivazione” o “i clienti non rispondono”, è ancora troppo vaga per poter essere affrontata bene. Il problem posing serve proprio a trasformare una situazione confusa in un problema chiaro, osservabile e utile per decidere cosa fare. In questo articolo mostro esempi pratici applicati alla formazione e al lavoro autonomo, insieme a un metodo semplice per formulare problemi migliori.

Formulare bene il problema rende più efficace anche la soluzione

  • Problem posing significa costruire e definire un problema, non soltanto risolverlo.
  • Un buon problema indica situazione, ostacolo, obiettivo e vincoli.
  • L’esempio più utile parte da una lamentela generica e arriva a una domanda verificabile.
  • Nel lavoro autonomo aiuta a evitare decisioni basate su impressioni e dati incompleti.
  • Un problema ben posto deve essere sfidante ma affrontabile con le risorse disponibili.

Che cos’è il problem posing nella pratica

Il problem posing è l’attività con cui si individua, interpreta e formula un problema partendo da una situazione reale o da uno stimolo. Non coincide quindi con il problem solving, che riguarda la ricerca della soluzione. Prima di risolvere un problema bisogna capire quale problema valga davvero la pena affrontare.

La differenza sembra sottile, ma cambia completamente il risultato. “Il corso non coinvolge abbastanza” è una percezione; “solo 6 partecipanti su 40 completano il secondo modulo entro la prima settimana” è un punto di partenza più preciso. La seconda formulazione permette di fare domande, raccogliere informazioni e scegliere un intervento.

Nella formazione questo metodo sviluppa pensiero critico, capacità di osservazione e autonomia. Nel lavoro freelance ha un vantaggio molto concreto: aiuta a non spendere tempo e denaro per correggere il sintomo sbagliato.

Un esempio pratico di problem posing nel lavoro autonomo

La situazione iniziale

Immaginiamo una consulente che vende un percorso online sulla gestione dei social media. Il programma riceve buoni commenti, ma molti iscritti smettono di partecipare dopo le prime lezioni. La consulente conclude che “i clienti non sono abbastanza motivati”.

Questa frase contiene già un giudizio, ma non ancora un problema ben formulato. Potrebbero esserci altre cause: lezioni troppo lunghe, istruzioni poco chiare, esercizi difficili da svolgere mentre si lavora, piattaforma poco intuitiva o obiettivi percepiti come lontani.

Dalla lamentela alla domanda utile

La consulente raccoglie alcuni dati ipotetici e scopre che 18 persone su 40 iniziano il secondo modulo, mentre soltanto 6 arrivano alla fine del percorso. Le lezioni durano in media 90 minuti e gli esercizi richiedono altre 2 ore settimanali.

Una formulazione più utile potrebbe essere questa:

Come aumentare il completamento del percorso da 6 a almeno 18 partecipanti su 40 in otto settimane, mantenendo l’impegno richiesto entro 90 minuti alla settimana?

Questa domanda è più forte perché contiene un risultato misurabile, un periodo di tempo e un vincolo realistico. Non presume che la causa sia la mancanza di motivazione e lascia spazio a più soluzioni, dalla riduzione delle lezioni alla revisione degli esercizi.

Formulazione debole Formulazione efficace
I clienti non seguono il corso. Come aumentare il numero di partecipanti che completa il secondo modulo?
Il marketing non funziona. Quale fase del percorso riduce il passaggio da contatto interessato a cliente?
Non riesco a gestire il tempo. Quali attività assorbono più di 10 ore settimanali senza generare risultati proporzionati?

Il passaggio decisivo è trasformare un giudizio generale in una domanda che può essere controllata con osservazioni o dati. È qui che il problem posing smette di essere un esercizio teorico e diventa uno strumento professionale.

Come formulare un problema in cinque passaggi

Io uso una sequenza molto semplice, adatta sia a una classe sia a un progetto di lavoro. Non serve compilare modelli complessi: bastano poche domande poste nell’ordine giusto.

  1. Descrivi la situazione senza interpretarla. Scrivi cosa sta accadendo, chi è coinvolto e quali segnali lo dimostrano.
  2. Individua lo scarto. Confronta la situazione attuale con quella desiderata. Lo scarto è il cuore del problema.
  3. Definisci l’obiettivo. Specifica quale cambiamento vuoi ottenere e, quando possibile, con quale misura.
  4. Esplicita i vincoli. Tempo, budget, competenze, strumenti e regole cambiano le soluzioni realmente disponibili.
  5. Formula una domanda aperta. La domanda deve orientare la ricerca senza suggerire già la risposta.

Per esempio, un professionista potrebbe partire da questa osservazione: “Ricevo molte richieste di preventivo, ma pochi clienti accettano”. Dopo aver analizzato i contatti, può formulare il problema in modo più preciso: come portare il tasso di accettazione dal 20% al 30% nei prossimi due mesi senza ridurre il prezzo?

La formulazione non deve essere perfetta al primo tentativo. Spesso il problema cambia quando emergono nuove informazioni. Considero questa revisione un segnale positivo, perché significa che si sta comprendendo meglio la situazione invece di difendere la prima impressione.

Tre esempi di problem posing per competenze e formazione

Apprendimento di una nuova competenza

Una persona vuole imparare a usare un software di analisi dati, ma dopo alcune settimane si sente ancora insicura. Dire “non sono portata” blocca l’analisi. Un problema meglio posto sarebbe: quali funzioni del software devo saper utilizzare per completare autonomamente un report mensile entro quattro settimane?

Qui il problema diventa più piccolo e concreto. Invece di misurare una generica sicurezza personale, si definiscono una prestazione, una scadenza e un livello minimo di autonomia.

Formazione interna per un piccolo team

Un freelance che collabora con due assistenti nota che le consegne arrivano spesso in ritardo. Potrebbe chiedersi: “Perché il team non è organizzato?”. Una formulazione più utile è: quali informazioni mancano all’inizio di ogni incarico e come possiamo ridurre gli errori di consegna entro il prossimo mese?

Questo esempio insegna che il problema non va attribuito subito alle persone. A volte il vero ostacolo è un brief incompleto, un calendario poco visibile o una responsabilità non assegnata.

Leggi anche: Soft skills e life skills - qual è la differenza?

Attività didattica in aula

Un docente presenta agli studenti una tabella con le spese mensili di tre famiglie e chiede loro di costruire domande matematiche di difficoltà diversa. Un gruppo può formulare un problema sulle percentuali, un altro sul confronto tra categorie di spesa e un terzo sulla previsione del budget.

In questo caso gli studenti non applicano soltanto una formula. Devono scegliere i dati pertinenti, stabilire cosa chiedere e verificare che il problema sia comprensibile e risolvibile. È un esercizio efficace perché rende visibile il ragionamento che spesso resta nascosto dietro la soluzione.

Gli errori che rendono debole un problema

Il primo errore è confondere il problema con la sua causa presunta. Frasi come “il team è demotivato” o “il corso è troppo difficile” possono essere ipotesi, non fatti dimostrati. Conviene separare ciò che si osserva da ciò che si pensa possa spiegarlo.

Il secondo errore è formulare un obiettivo troppo ampio. “Voglio migliorare il mio business” non indica quale decisione prendere né come capire se il miglioramento è avvenuto. Un obiettivo più utile riguarda una metrica precisa, una fase del lavoro o un comportamento osservabile.

  • Problema troppo generico come “manca produttività”.
  • Soluzione già incorporata come “come comprare un nuovo gestionale?”.
  • Obiettivo irrealistico come raddoppiare i clienti in una settimana.
  • Vincoli ignorati come progettare una formazione senza considerare il tempo disponibile.
  • Dati insufficienti usati per sostenere conclusioni definitive.

Un altro limite riguarda la misurazione. Non tutto ciò che conta può essere ridotto subito a una percentuale. La qualità di un percorso formativo, per esempio, richiede anche feedback, osservazione delle prestazioni e confronto con i partecipanti. I numeri aiutano, ma non sostituiscono la comprensione.

Come capire se la formulazione è davvero buona

Prima di passare alla soluzione, verifico il problema con quattro domande. È chiaro chi deve agire? Si capisce cosa deve cambiare? Esiste un modo ragionevole per osservare il risultato? I vincoli descritti corrispondono alla realtà?

Una buona formulazione non deve essere né banale né impossibile. Se la risposta è evidente, non c’è abbastanza spazio per ragionare. Se invece mancano informazioni essenziali o l’obiettivo dipende da fattori fuori controllo, il problema va ridimensionato.

Nel caso della consulente, “come rendere il corso perfetto per tutti?” è una domanda troppo ampia. “Come ridurre il tempo medio delle lezioni a 30 minuti e verificare se questo migliora il completamento del secondo modulo?” è più utile, perché permette di progettare un piccolo test e imparare dal risultato.

Questo approccio funziona bene anche per chi lavora da solo. Un problema formulato con precisione riduce il rumore decisionale, rende più facile chiedere aiuto e trasforma una difficoltà emotivamente pesante in un percorso di lavoro concreto.

Dal problema formulato al prossimo piccolo esperimento

Il modo più pratico per usare il problem posing è non cercare subito la soluzione definitiva. Dopo aver scritto il problema, scegli un primo esperimento limitato, con una durata e un criterio di verifica.

Nel caso del corso online, si potrebbe accorciare una sola unità, aggiungere un esempio svolto e chiedere ai partecipanti di completare un esercizio entro sette giorni. Il risultato non dimostrerà automaticamente quale sia la causa principale, ma offrirà informazioni migliori per la decisione successiva.

La regola che applico più spesso è questa: se il problema non suggerisce quale osservazione fare domani, probabilmente è ancora formulato in modo troppo vago. Quando invece indica chi, cosa, entro quando e con quali limiti, il lavoro può finalmente cominciare.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Il problem posing consiste nell’individuare, interpretare e formulare un problema chiaro partendo da una situazione reale. Il problem solving arriva dopo e riguarda la ricerca della soluzione.

Si descrive la situazione senza interpretarla, si individua lo scarto rispetto all’obiettivo, si definiscono una misura e una scadenza, si esplicitano i vincoli e si formula una domanda aperta. Per esempio, invece di dire che i clienti non seguono un corso, si può chiedere come aumentare i completamenti da 6 a 18 partecipanti su 40 in otto settimane, mantenendo l’impegno entro 90 minuti settimanali.

È utile osservare quanti partecipanti iniziano e completano i moduli, la durata delle lezioni e il tempo richiesto dagli esercizi. Nell’esempio dell’articolo, 18 persone su 40 iniziano il secondo modulo, ma solo 6 completano il percorso; le lezioni durano 90 minuti e gli esercizi richiedono altre 2 ore settimanali.

Bisogna chiedersi chi deve agire, cosa deve cambiare, come osservare il risultato e se i vincoli sono realistici. Dopo la formulazione conviene scegliere un piccolo esperimento con durata e criterio di verifica, come accorciare una sola unità del corso e misurare i completamenti entro sette giorni.

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Arcibaldo Mazza

Mi chiamo Arcibaldo Mazza e da 10 anni mi dedico a esplorare e condividere le dinamiche legate alla carriera, allo sviluppo professionale e al benessere del lavoratore autonomo. La mia passione per questo settore nasce dall'osservazione diretta delle sfide e delle opportunità che caratterizzano il mondo del lavoro indipendente, un ambito in continua evoluzione che richiede un approccio informato e proattivo. Qui su jobinprogress.it, mi impegno a rendere accessibili concetti complessi, analizzando tendenze, confrontando informazioni e organizzando le conoscenze in modo chiaro e utile per chiunque desideri costruire un percorso lavorativo solido e appagante. Il mio obiettivo è fornire contenuti accurati, aggiornati e facilmente comprensibili, per supportare concretamente la crescita e il benessere di ogni professionista autonomo.

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